Finalmente era
arrivato il giorno che aspettavo da sempre: 1° aprile 2020.
So che state pensando che io sia felice perché è il giorno degli scherzi o
qualcosa di simile ma non è cosi; quello era il giorno del mio diciottesimo
compleanno. Non potevo realizzare il fatto di essere diventato maggiorenne.
Tutti mi hanno sempre preso in giro per essere nato in questo giorno, la frase
che mi ha sempre dato fastidio è stata: sei uno scherzo della natura! Quando mi
sentivo dire queste parole mi chiudevo in camera e piangevo a dirotto, ma quella
volta era diverso, volevo godermi questo giorno che ho aspettato da sempre e
noi avrei permesso a nessuno di rovinarmelo. Quella stessa sera rimasi sveglio
fino a mezzanotte sperando che almeno uno di quei pochi amici con cui avevo
legato a scuola mi facessero gli auguri tramite un messaggio o, meglio ancora, tramite
le storie di instagram, quelle sì che sono una vera figata! Aspettai fino a
00:30 ma niente. Deluso, decisi di andare a dormire, illudendomi del fatto che
forse il motivo per il quale nessuno mi aveva scritto è stato per lo studio o
per il fatto che stessero dormendo; effettivamente era un po’ tardi. Quando mi
alzai la prima cosa che feci è stata accendere il cellulare e non c’era ancora nessuna
notifica. L’ unica cosa che potevo fare era restare a casa, leggere il mio
giornale bevendo la mia tazza di tè. Ad un certo punto suonò il campanello e
quando aprii la porta mi ritrovai davanti tutti miei amici con in mano
palloncini, regali, bibite e CIBOOO…Mi dissero che avevano organizzato una
sorpresa e che se non mi avevano fatto gli auguri prima, era solo uno scherzo,
e per farsi perdonare mi regalarono una motocicletta. Non potevo credere che
l’avessero fatto e che avessero speso così tanti soldi per me, finalmente non
dovevo più andare in giro con quella bicicletta. La cosa più importante però, non
era tanto il fatto che mi avessero comprato quella moto, ma che loro fossero lì
con me, erano loro il mio vero regalo. Il giorno dopo corsi subito al negozio
sotto casa per comprare tutto l’occorrente: casco, guanti, eccetera. Stranamente
quel giorno c’era molta gente, ma a ciò non diedi molta importanza. Dopo un
settimana, andai a comprare il giornale per tenermi informato sulle nuove news
del giorno. Da ciò che vidi rimasi scioccato; lessi che questo coronavirus era
diventata una guerra, che ogni persona che era stata in un luogo affollato,
dove era possibile il contatto con persone, doveva fare un tampone. In quel
momento mi tornarono in mente il negozio affollato e la festa del mio
compleanno. Il giorno seguente andai a fare il tampone, dopo due giorni
arrivarono i risultati, i quali dicevano che ero positivo al quel maledetto
virus.Ascolta AUDIO della storia.
Autore: D.C.
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